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Caso Orlandi-Gregori, al via la commissione d’inchiesta. De Priamo: “Vogliamo accendere luci sulla verità”

PoliticaCaso Orlandi-Gregori, al via la commissione d’inchiesta. De Priamo: “Vogliamo accendere luci sulla verità”

ROMA – Ha preso il via a palazzo San Macuto la commissione Bicamerale d’inchiesta sulle vicende di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, le due ragazze scomparse a Roma tra maggio e giugno del 1983 e mai più ritrovate. A quarantuno anni dai fatti, venti deputati e venti senatori proveranno a fare luce sui due casi irrisolti che hanno attraversato la storia del nostro Paese. La commissione esaminerà documenti, registrazioni, intercettazioni e verbali e ascolterà in audizione diversi testimoni.

Oggi sono stati convocati i familiari, che hanno chiesto al Parlamento di prendere in mano i casi: la sorella di Mirella, Antonietta Gregori, le sorelle di Emanuela, Cristina, Federica e Natalina, e il fratello, Pietro Orlandi. Emanuela Orlandi, cittadina vaticana, è scomparsa il 22 giugno 1983 a 15 anni. Quel pomeriggio andò in piazza Sant’Apollinare, nella scuola di musica, che lasciò in anticipo rispetto al solito Mirella Gregori, anche lei 15 anni, scomparve qualche giorno prima, il 7 maggio 1983, dopo aver ricevuto una telefonata che la invitò a scendere.

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“Mirella Gregori ed Emanuela Orlandi sono due ragazze e due vicende che per noi hanno pari dignità, anche se mediaticamente la vicenda Orlandi ha avuto grande eco. Ma qui siamo in una commissione di indagine, non siamo un programma tv. Dobbiamo fare il massimo per accendere luci di verità su questa vicenda”, ha detto il senatore di Fratelli d’Italia, Andrea De Priamo.

SORELLA DI MIRELLA: COMMISSIONE ULTIMA SPIAGGIA, MIO CUORE IN VOSTRE MANI

“La famiglia è grata” alla commissione bicamerale: “Finalmente qualcuno si interessa alla storia di mia sorella. Per noi è l’ultima spiaggia, metto il mio cuore in mano alle vostre mani”. È l’appello accorato di Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella, rapita il 7 maggio di 41 anni fa e mai più trovata. Oggi si trova a palazzo San Macuto per la prima seduta della commissione parlamentare di inchiesta e qui ha ricordato i primi attimi di quella terribile vicenda: “È stata fatta scendere con l’inganno da casa e non è più tornata. Ci sono dei punti che non sono stati vagliati, ci sono stati personaggi, depistaggi, sciacalli, lettere anonime e persone che hanno cambiato opinione”.

SORELLA DI MIRELLA: RIPARTIRE DA ZERO, SCINDERE DA CASO ORLANDI

“Credo che si debba ripartire da zero e questa volta scindere il caso di Mirella Gregori da quello di Emanuela Orlandi. Se poi ci sono nel corso della commissione dei punti in comune verranno fuori”, ha spiegato. “Prima della scomparsa è stato detto che mia sorella è stata vista insieme a un ragazzo, un biondino, che ripercorre pure al bar di Sonia sotto casa. È stato chiamato il ragazzo degli aperitivi, e visto parlare con mia sorella un mese prima circa. Potrebbe quindi essere un femminicidio, all’epoca non se ne parlava così tanto”, ha detto ancora la sorella di Mirella Gregori. Che poi ha ricordato: “Mia madre supponeva molto l’ipotesi della tratta delle bianche, in quel periodo sono scomparse tante ragazze, più o meno della loro stessa età. Sono tutte ipotesi”. Per questo, ha concluso, “chiedo di partire da zero e vagliare tutto quello che non è stato vagliato”.

PIETRO ORLANDI: TRE PISTE DA APPROFONDIRE, INDIZI IMPORTANTI

Ci sarebbero “tre piste” su Emanuela Orlandi, scomparsa il 22 giugno 1983 a 15 anni, che da parte della commissione bicamerale di inchiesta “secondo me meriterebbero un approfondimento che nessuno ha mai fatto”. Lo ha detto il fratello Pietro Orlandi, ascoltato oggi in dai parlamentari riuniti a San Macuto. “Ci sono dei fatti importanti che non sono mai stati approfonditi, nonostante li abbia riferiti a Diddi”, il promotore di giustizia vaticano e titolare del fascicolo sulla Orlandi aperto nel gennaio dello scorso anno dopo alcune istanze presentate dalla famiglia della cittadina vaticana. “Ho portato qui l’esatta copia dei documenti che ho consegnato a Diddi quando sono stato ascoltato lo scorso anno e la stessa copia l’ho data alla Procura di Roma”, ha fatto sapere Pietro Orlandi ai parlamentari della commissione, a cui ha aggiunto: “Siccome da un anno a questa parte sono emerse altre cose, ho fatto un fascicolo con alcuni fatti emersi, importanti secondo me. Ci sono fatti recenti che se approfonditi possono permetterci di fare dei passi avanti importanti. Ci sono degli indizi con riscontri veramente importanti”.

pietro orlandi

Il fratello di Emanuela è poi entrato nel dettaglio: “Sono tre situazioni che partono dal 2012. Uno riguarda il magistrato che si occupava dell’inchiesta, il dottor Capaldo, che ha avuto nel 2012 un incontro con gli emissari del Vaticano, il capo della Gendarmeria vaticana Domenico Giani e il suo vice Alessandrini, chiamata poi famosa ‘trattativa’. Hanno ammesso anche loro di essere stati lì”. Su questo “c’è stata una sorta di ammissione da parte del Vaticano di essere a conoscenza di alcuni fatti. Quindi mi auguro che il magistrato Capaldo sia uno dei primi a essere ascoltato insieme a Giani e Alessandrini che sono cittadini italiani”.

“L’altra pista- ha detto ancora Pietro Orlandi- è quella di Londra, riguardo le famose spese che il Vaticano avrebbe sostenuto per Emanuela che sono state considerate il giorno dopo false e ridicole e nessuno ha più seguito. In questa pista ci sono degli elementi importanti che nel corso di questi anni ho proseguito, mi hanno portato a fatti e documenti che meritano un vero e proprio approfondimento. Ho portato qui tutto un memoriale, con documenti e lettere tra il cardinal Poletti e il sottosegretario a Londra relativi a questo fatto”.

La terza pista è quella “dei messaggi whatsapp, che ho ricevuto qualche anno fa, tra due persone vicine a papa Francesco su telefoni riservati della Santa Sede”. Questi messaggi “parlano di documenti di Emanuela, dicono che sono importanti, che bisogna fotocopiarli, parlano di georadar, di come pagare i tombaroli che non si possono pagare in maniera pulita. Si tratta di due persone che facevano parte dell’ufficio Cosea, Francesca Immacolata Chaouqui e monsignor Balda. Si tratta di un ufficio particolare che aveva istituito nel 2013 papa Francesco per interessarsi delle criticità che c’erano in Vaticano e tra queste due persone nasce questa sorta di messaggi perché avevano trovato dei documenti relativi a Emanuela, una cassa contenente cose appartenenti a Emanuela. Mi hanno detto anche dove si troverebbe questa cassa, depositata a Santa Maria Maggiore. Sono cose che ho detto a Diddi quando sono stato ascoltato lo scorso anno, chiedendo che venisse ascoltata quanto prima Francesca Immacolata Chaouqui che mi aveva dato gli screenshot di questi messaggi. Però da un anno a questa parte ancora non è stata convocata”, ha concluso Pietro Orlandi.

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