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Ponte sullo Stretto, la Corte dei conti non concede il visto alla convenzione tra Mit e concessionaria. Salvini: “Nessuna sorpresa”

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ROMA – La Sezione centrale di controllo di legittimità della Corte dei conti ha deciso di non concedere il visto e la conseguente registrazione al decreto del 1° agosto 2025, n. 190, emanato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti insieme al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il provvedimento riguarda il terzo atto aggiuntivo alla convenzione del 2003 con la società Stretto di Messina, nell’ambito delle disposizioni sul collegamento stabile tra Sicilia e Calabria previste dal decreto-legge 35/2023.

La Corte ha precisato, in una nota, che le motivazioni della decisione sono in corso di stesura e verranno pubblicate entro trenta giorni con apposita deliberazione.

L’atto respinto è collegato alla delibera del Cipess di agosto relativa al finanziamento e alla validazione del progetto esecutivo del Ponte sullo Stretto, già oggetto di un precedente diniego di legittimità a fine ottobre.

La magistratura contabile torna così a bloccare il percorso autorizzativo dell’opera, dopo aver richiesto chiarimenti sulle procedure adottate, in particolare in merito alla classificazione del ponte come infrastruttura di interesse strategico militare, alle stime dei costi e ai flussi di traffico previsti.

“Nessuna sorpresa: è l’inevitabile conseguenza del primo stop della Corte dei Conti. I nostri esperti sono già al lavoro per chiarire tutti i punti. Resto assolutamente determinato e fiducioso”. Così Matteo Salvini, vicepresidente del Cosniglio, ministro delle Infrastrutture e Trasporti, a proposito dell’intervento della Corte dei Conti sul Ponte sullo Stretto.

“La decisione della Corte dei conti di non ammettere al visto di legittimità il decreto MIT-MEF sul terzo atto aggiuntivo della convenzione del Ponte sullo Stretto è di una gravità assoluta. Significa che il governo Meloni stava impegnando fondi pubblici dentro un quadro ritenuto non legittimo, per un’opera da 14 miliardi di euro senza alcuna certezza tecnica, ambientale o giuridica: risorse sottratte a ferrovie, scuole, sanità e sicurezza del territorio. Sono pronto a denunciare il governo anche alla Procura europea se dovesse insistere. Ignorare il pronunciamento della Corte significherebbe assumersi responsabilità pesantissime, anche sul piano giuridico.

La Corte renderà note le motivazioni entro trenta giorni, ma il messaggio è già inequivocabile: il Ponte sullo Stretto è un progetto portato avanti forzando procedure, fuori da un quadro di legalità e dentro una spirale propagandistica che sta già dissanguando le casse pubbliche. E la bocciatura odierna preclude di fatto la possibilità di sottoscrivere l’accordo di programma tra MIT, MEF e la società Stretto di Messina per definire gli impegni amministrativi e finanziari necessari alla progettazione e alla realizzazione del Ponte. Viene meno, dunque, l’intero impianto giuridico-amministrativo che regola il rapporto tra lo Stato e la concessionaria. Meloni e Salvini non possono far finta di nulla: se rispettano legalità e cittadini, fermino subito questa operazione opaca, costosissima e inutile”. Lo dichiara in una nota Angelo Bonelli, parlamentare AVS e co-portavoce di Europa Verde.
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