ROMA – Minacce ibride e attacchi informatici di matrice criminale e statuale. L’IISFA (l’Associazione Italiana Digital Forrnsics) ha riunito a Roma, al Centro Congressi Frentani, i massimi vertici della cybersecurity italiana per un momento di dialogo tra istituzioni, forze dell’ordine, accademia e settore privato per un confronto su criminalità informatica, intelligenza artificiale e investigazioni digitali, che ha visto la partecipazione di investigatori, magistrati, avvocati, responsabili IT e security manager. La giornata si è articolata in due tavole rotonde: la prima dedicata a “Intelligenza artificiale, etica e informatica forense”, che ha affrontato il ruolo dell’AI nelle investigazioni digitali; la seconda intitolata “Cybercrime, social media e comunicazione giornalistica tra forma e sostanza”, che ha esplorato il rapporto tra informazione e criminalità informatica e messo in luce come la narrazione mediatica degli attacchi cyber possa influenzare la percezione pubblica del rischio, talvolta amplificando allarmismi ingiustificati, altre volte sottovalutando minacce concrete.
COSTABILE: LA MINACCIA CYBER “EVOLVE QUOTIDIANAMENTE”
“In un’epoca in cui la sicurezza informatica è diventata una questione di sicurezza nazionale, il dialogo tra istituzioni, forze dell’ordine, magistratura, accademia e settore privato non è più un’opzione, ma una necessità strategica- ha detto Gerardo Costabile, presidente IISFA- La crescente sofisticazione degli attacchi e l’irrompere dell’intelligenza artificiale – al contempo strumento di difesa e arma nelle mani dei criminali – ci impongono di fare sistema. Quello che abbiamo costruito oggi non è semplicemente un convegno, ma un tavolo permanente di confronto che dovrà proseguire nei prossimi mesi con iniziative concrete”. La minaccia cyber “evolve quotidianamente: i gruppi criminali si organizzano come vere e proprie aziende, gli stati ostili investono risorse ingenti in capacità offensive, e il tessuto produttivo italiano – fatto in larga parte di piccole e medie imprese – resta ancora troppo esposto- ha aggiunto Costabile- Dobbiamo colmare questo gap attraverso la formazione, la condivisione delle informazioni e una cultura della sicurezza che permei ogni livello della società. In tal senso, l’Italia ha le competenze e la volontà per vincere questa sfida”.
GABRIELLI: “STIAMO VIVENDO UN MOMENTO DI PARTICOLARE COMPLESSITÀ”
Per Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, “eventi come questo sono fondamentali perché permettono un confronto costante tra tutti i protagonisti della filiera giudiziaria: le forze di polizia, la magistratura e, soprattutto, chi rappresenta oggi il benchmark tecnico, cioè consulenti ed esperti che svolgono attività di analisi forense e supporto alle indagini. Stiamo vivendo un momento di particolare complessità, dovuto all’ingresso di nuove tecnologie e strumenti di intelligenza artificiale che rendono gli attacchi informatici sempre più sofisticati e, allo stesso tempo, più difficile la raccolta e l’interpretazione delle prove digitali”. Quindi “è indispensabile rimanere aggiornati sulle innovazioni e confrontarsi in occasioni come questa, che orientano le scelte strategiche dei reparti della Polizia Postale, chiamati a non perdere terreno rispetto a una minaccia criminale sempre più complessa e aggressiva”, ha aggiunto Gabrielli.
CIARDI: “DOBBIAMO ESSERE PRONTI A EVOLVERE CONTINUAMENTE”
Il vicedirettore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, Nunzia Ciardi, ha sottolineato che “la complessità delle società digitalizzate ci pone di fronte a problemi sempre nuovi, che richiedono di mantenere costantemente in allenamento la nostra capacità critica. Uno degli aspetti fondamentali da abbracciare è l’elasticità: dobbiamo essere pronti a evolvere continuamente, rivedendo anche il concetto stesso di infrastrutture critiche alla luce dei recenti attacchi cyber. Un’infrastruttura diventa critica quanto più elevato è il numero di connessioni che la attraversano e quanto maggiore è il potenziale effetto domino”. In questo contesto “l’avvento dell’intelligenza artificiale assume un ruolo particolarmente significativo, con effetti dirompenti soprattutto sul fronte degli attacchi- ha concluso Ciardi- Sebbene il suo ausilio nell’intercettazione delle anomalie nelle fasi preliminari di un’offensiva sia rilevante, l’AI ci pone di fronte a sfide sempre nuove, imponendoci di modulare risposte flessibili e capaci di affrontare l’attuale livello di complessità”.
COLOTTA: “NECESSARIO INCENTIVARE L’ALFABETIZZAZIONE DIGITALE”
Per il presidente di Assocomunicatori, Domenico Colotta, “l’intelligenza artificiale rappresenta un’opportunità per l’umanità intera, ma va governata dall’uomo, esercitando ininterrottamente pensiero critico ed etica. Rispetto all’informazione, tuttavia, i rischi legati a questa tecnologia sono molteplici e strettamente connessi al fatto che oggi i contenuti informativi vengono, di sovente, diffusi dal basso e attraverso voci anonime, incontrollabili e irresponsabili”. Per questo motivo “è quanto mai necessario incentivare l’alfabetizzazione digitale, affinché chi utilizza le tecnologie legate all’intelligenza artificiale non sia un mero utente passivo, ma si senta cittadino attivo, consapevole cioè delle trasformazioni in atto nella società- ha aggiunto Colotta- Diversamente, il rischio è quello di diventare strumenti nelle mani della manipolazione da parte di algoritmi. A tal fine, è necessaria la collaborazione tra scuola, istituzioni, media, famiglie e imprese, per garantire una corretta informazione e un serio pluralismo informativo, unici antidoti contro chi vuole sfruttare la disinformazione per incidere sul tessuto profondo delle nostre democrazie”.
ALBAMONTE: “L’AI PUÒ OFFRIRE UN CONTRIBUTO PREZIOSO SIA ALLE ATTIVITÀ GIUDIZIARIE SIA ALL’ORGANIZZAZIONE DEGLI UFFICI”
Secondo Eugenio Albamonte, magistrato della Direzione Nazionale Antimafia“l’attività investigativa si fonda sempre più sull’analisi e sull’individuazione dei dati. In questo quadro, l’AI rappresenta uno strumento di supporto all’essere umano, con un ruolo particolarmente significativo e, al tempo stesso, potenzialmente ‘double face’. Un esempio emblematico è l’impiego dell’AI per agevolare l’accesso dell’avvocato alla banca dati delle intercettazioni non rilevanti, così da facilitare l’individuazione di elementi a discarico dell’imputato. L’AI può quindi offrire un contributo prezioso sia alle attività giudiziarie sia all’organizzazione degli uffici, mentre risulta più delicato il suo utilizzo a sostegno della fase decisionale in senso stretto”. Sotto questo profilo “diventa centrale la possibilità di ampliare e rendere più efficiente l’accesso a una pluralità di canali di ricerca del patrimonio della cultura giuridica- ha concluso Albamonte- In tale contesto si impone l’esigenza di introdurre norme che definiscano con chiarezza il perimetro di utilizzo dell’IA nelle indagini, così da coniugare efficacia investigativa e tutela delle garanzie. Occorre sottolineare, infine, che potremo garantire la riservatezza dei dati solo se avremo la piena proprietà dei sistemi che gestiscono tali strumenti”.
Tra gli altri, hanno preso parte all’evento Stefano Mele, partner, head of Cybersecurity&Space Law Department, Gianni & Origoni, Giuseppe Corasaniti, professore ordinario all’Università Mercatorum, l’avvocato Paolo Galdieri, il presidente di Onif, Mattia Epifani, Marco Calonzi del direttivo IISFA, Gianluca Boccacci, presidente Cyber Actors, Luigi Garofalo, direttore responsabile Cybersecurity Italia Roland Kapidani di Red Hot Cyber, l’informatico forense, Paolo Dal Checco, il direttore di Everbridge, Michela Carloni Gammon, Veronica Vacchi, di Dinova, Stefano Aterno, partner di Studio E-lex, il prof. Aniello Castiglione dell’Università di Salerno, Cosimo de Pinto del direttivo IISFA e Salvatore Filograno del direttivo IIS.
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