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I giornalisti di Repubblica sul palco della Cgil: “Per i lavoratori del gruppo Gedi nessuna garanzia sul futuro”

PoliticaI giornalisti di Repubblica sul palco della Cgil: “Per i lavoratori del gruppo Gedi nessuna garanzia sul futuro”

NAPOLI – Anche una delegazione di giornalisti di Repubblica è salita sul palco di piazza Municipio dove si è concluso il corteo che, nel giorno dello sciopero generale indetto dalla Cgil, ha sfilato tra le strade del centro di Napoli.

“Siamo quindi in lotta per difendere il nostro posto di lavoro e i nostri diritti. Ma manifestiamo anche perché vogliamo tutelare, col nostro impegno e tutte le nostre capacità, i principi cardine della nostra Costituzione, e tra questi la libertà di stampa e il pluralismo necessario a garantire un dibattito democratico”, ha spiegato il giornalista Antonio Di Costanzo, leggendo un documento anche a nome dei colleghi oggi in sciopero.

I principi elencati, ha detto il giornalista, “oggi sono messi in discussione da autocrati, da strapoteri economici e finanziari che si reputano al di sopra di ogni legge, da forze politiche pronte ad approfittare della crisi di fiducia delle istituzioni e del caos che ne consegue”.

Repubblica si appresta a compiere 50 anni e, ha ricordato Di Costanzo, “quest’anniversario avviene nel bel mezzo della vendita di quel che resta di un gruppo editoriale che in questi anni è stato smantellato pezzo dopo pezzo dall’attuale editore, John Elkann. Ci è stato detto che con ogni probabilità la cessione avverrà a un gruppo straniero e che gli attuali vertici societari non sono in grado di fornire alcuna garanzia per il futuro, anche perché non l’hanno richiesta all’acquirente: né in termini occupazionali né in termine di identità politico-culturale”.

“Ridurre tutta questa vicenda – ha proseguito il giornalista – a una banale compravendita di mercato è miope. In ballo non c’è un semplice marchio, ma la sopravvivenza stessa di un pensiero critico. Per questo stiamo facendo sentire la nostra voce per far comprendere agli attori coinvolti che anche l’essere o definirsi imprenditori comporta una responsabilità sociale. Ma vale quando si parla di giornali, ma non solo: in ogni posto di lavoro, che sia una fabbrica di automobili o che sia un negozio in franchising. Il lavoro è democrazia, i diritti conquistati e da conquistare ci qualificano come cittadini e non come sudditi. Non crediamo in un Paese dei padroni e della legge del più forte, ma siamo qui assieme a voi, e siamo la maggioranza sociale, per rinnovare e ridefinire un orizzonte comune basato sui valori della Costituzione”.
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