ROMA – “Temporal label persistence”: tre parole inglesi che anche secondo padre Paolo Benanti, componente del comitato di esperti delle Nazioni Unite sull’intelligenza artificiale, hanno provocato l’uccisione delle bambine della scuola elementare di Minab. Le vittime dei raid, nella città del sud dell’Iran, sono state 165: in gran parte alunne di età compresa tra i sette e i 12 anni. A colpire, secondo fonti concordanti, sono state le forze armate degli Stati Uniti. Due i missili esplosi a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro. Il secondo ha ucciso anche e soprattutto genitori e soccorritori che stavano cercando di ritrovare e salvare le bambine. Padre Benanti, teologo francescano, anche docente all’università Luiss e presidente del Comitato etico per l’adozione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, un organismo insediato a Palazzo Chigi, ricorda che i fatti risalgono alla mattina del 28 febbraio: il giorno dell’inizio dell’offensiva di Israele e Stati Uniti contro l’Iran.
In una pubblicazione diffusa sul social LinkedIn, l’esperto ricostruisce le circostanze per cui sia stata presa di mira una scuola. “La ‘Shajareh Tayyebeh’ non era sempre stata una scuola”, scrive padre Benanti dell’istituto. “L’edificio era stato costruito su un ex compound navale dei pasdaran: le immagini satellitari confermano che la scuola faceva un tempo parte della stessa struttura militare che ospitava la Brigata Asif, una delle principali unità missilistiche della marina dei pasdaran”. È qui che, però, come ricostruito da diversi media, emerge l’errore: “L’unità di indagini digitali di Al Jazeera ha accertato che la scuola era stata chiaramente separata dal sito militare adiacente da almeno dieci anni, e l’analisi Npr di immagini Planet Labs ha confermato che la scuola era recintata e separata dalla base tra il 2013 e il 2016”. Secondo padre Benanti, “nella comunità degli esperti di Ia e sicurezza, questo tipo di errore ha un nome preciso”. Nel gergo professionale si chiama infatti “temporal label persistence”, la persistenza nel tempo di un’etichetta: un edificio segnalato come “struttura” dei Guardiani della rivoluzione, annota l’esperto, “non porta con sé metadati che indichino quando quella classificazione è stata verificata l’ultima volta, né una data di scadenza dopo la quale la classificazione dovrebbe essere ri-esaminata”. E dunque: “L’etichetta rimane nel database con lo stesso peso, sia che fosse stata confermata ieri sia che risalisse a un decennio prima”.
Il contributo di padre Benanti è intitolato ‘La strage della scuola di Minab. È questa la prima strage di Palantir?’ La tesi è che la società del Colorado specializzata in “big data” abbia avuto un ruolo chiave nell’uccisione delle bambine. “Poche ore prima, Palantir Technologies aveva fornito all’esercito americano la lista degli obiettivi da colpire in apertura dell’Operazione Epic Fury”, ricorda l’esperto. “Quella lista era stata generata, almeno in parte, con l’ausilio dell’intelligenza artificiale”. Secondo fonti dell’esercito americano, per identificare potenziali obiettivi nei bombardamenti in corso gli Stati Uniti stanno usando un sistema di Palantir che si chiama Maven Smart System. Nel programma sarebbe cruciale un software della società statunitense Anthropic, Claude, pare impiegato anche nell’operazione di Washington per il sequestro del presidente venezuelano Nicolßs Maduro. Padre Benanti si interroga sulle radici di ciò che è accaduto a Minab. “La strage non nasce nel vuoto”, scrive. “Esiste una genealogia di questa tecnologia, e conduce direttamente alla Striscia di Gaza”. L’analisi continua: “Nel 2024, un’indagine di +972 Magazine aveva rivelato che l’esercito israeliano aveva usato un sistema Ia chiamato ‘Lavender’ per selezionare obiettivi nella sua guerra a Gaza, in modo simile a come il Pentagono sta usando ‘Claude’ in Iran”. Il ragionamento è fondato su fonti e contributi verificati dai media. “Secondo sei ufficiali dell’intelligence israeliana”, sottolinea il francescano, “‘Lavender’ aveva svolto ‘un ruolo centrale’ nella distruzione di Gaza, identificando almeno 37mila palestinesi come obiettivi per assassinii aerei”. Secondo padre Benanti, “il meccanismo psicologico di delega documentato in quel contesto è illuminante”. Lo fa capire bene la testimonianza di un agente dell’intelligence israeliana raccolta sempre da +972 Magazine: “Impiegavo 20 secondi per ogni obiettivo in questa fase, e ne facevo decine ogni giorno; davo zero valore aggiunto come essere umano, a parte essere un timbro di approvazione: risparmiavo molto tempo”.
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