29Gennaio , 2023

Internet, Lisi (Anorc): “Ampliamo la cultura digitale, l’Italia è ancora ignorante”

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ROMA – Tecnologia sempre più al servizio della persona e rischi correlati, alfabetizzazione digitale in Italia e rischi della rete, per gli adolescenti ma anche per gli adulti. Senza dimenticare il delicato rapporto tra la condivisione di foto, dati video, pensieri e informazioni e la privacy. Di questo ed altro l’agenzia Dire ha parlato con il presidente di Anorc Professioni (Associazione Nazionale Operatori e Responsabili della Custodia di contenuti digitali – anorc.eu), avvocato Andrea Lisi, in occasione del Safer Internet Day, che si celebra oggi.

Uno scenario che comporta grandi possibilità, ma anche dei rischi, che potrebbero essere scongiurati sia con il diffondersi della cultura digitale sia con un’accelerazione, necessaria, ma non per questo scontata, dei processi normativi chiamati a regolare l’infinito orizzonte che il progresso tecnologico ha aperto. Sono solo alcuni dei temi che verranno affrontati venerdì 11 febbraio durante il primo evento targato D&L NET, il network professionale, fondato e coordinato dall’avvocato Andrea Lisi, che a oggi conta più di 50 professionisti.

IL LINK DELL’EVENTO: https://www.facebook.com/events/2504622626335941/?ref=newsfeed- Presidente Lisi, oggi la tecnologia ci semplifica la vita, penso alle app, ai servizi online, ma anche ai dispositivi IOT con cui stiamo arredando le nostre case. Strumenti utili per accendere le luci o chiudere le tapparelle senza sforzo, ma a quale prezzo? Quali sono i rischi? E sono rischi che corriamo consapevolmente o no?”La premessa è giusta: sono strumenti e come tutti gli strumenti vanno correttamente utilizzati. L’unico modo per usarli in maniera corretta è renderci consapevoli delle opportunità, che sono tantissime, e molte volte lo storytelling che caratterizza questo tipo di strumenti è sicuramente superiore nella sua forza evocativa rispetto a quelli che sono i rischi. Una vita comoda, in una smart city, all’interno di una autovettura che ci propone il viaggio e magari ci favorisce anche nella possibilità di autoguida, quindi una autovettura che ci guida a casa, una casa che ci accoglie con il frigorifero già pieno, con la luce che si accende, insomma una serie di comodità che vivono per noi tutta la nostra esistenza comporta una condivisione di tante abitudini, una profilazione costante che ci riguarda e un insieme di dati che vengono regalati continuamente ad altri soggetti. Il problema è tutto qui. Per evitare che la nostra esistenza venga controllata completamente, che sia sottoposta ad attacchi continui da parte di hacker o semplicemente di altri – che non è detto perseguano i nostri interessi- il trucco è formarsi correttamente, avere una consapevolezza costante su tutto ciò che vogliamo concedere e, quindi, bloccare questo processo anche attraverso normative che l’Unione europea ci sta regalando. Bisogna quindi fidarsi di più dell’Authority, non vivere la protezione del dato come un fardello burocratico ma, invece, rendersi conto che queste normative servono a tutelare diritti e libertà fondamentali che ci riguardano”.- Presidente Lisi, tutti gli anni esce fuori un vademecum con le buone pratiche da utilizzare in rete, ma senza un’operazione di educazione digitale fatta in maniera continuativa rischia di essere carta straccia. Perchè in Italia siamo ancora così ‘ignoranti’ a livello digitale? “Beh, probabilmente stiamo utilizzando i metodi sbagliati. Il fatto che i vademecum siano scritti ancora in una modalità arcaica, magari simili alla carta, in un mondo che è totalmente digitale, fatto di comunicazione molto più veloce, con pochi messaggi che però devono arrivare al cuore della gente, alle emozioni, probabilmente è un argomento che non è stato studiato attentamente. Poi, come dicevo prima, l’Authority che vigila sulla protezione dei dati personali sta cercando in tutti i modi di formarci, ma non sempre recepiamo questo messaggio in maniera positiva, anche perché la politica si è messa di traverso. Abbiamo vissuto uno scontro istituzionale tra il governo, che in qualche modo, anche per tutelare la nostra salute, ha voluto imporre una condivisione di dati tra pubbliche amministrazioni e anche tra queste e grandi player, e non è detto che costoro perseguano gli interessi istituzionali che sono alla base di queste scelte. E quando il Garante ha provato a puntare un po’ i piedi, a dire “attenzione, bisogna seguire anche il Regolamento generale sulla protezione dei dati” (il GDPR) è stato recepito in maniera molto negativa, anche criticato in maniera forte da politici e opinion leader. Tutto questo mette a rischio quel processo di consapevolezza e di alfabetizzazione che dovrebbe caratterizzare la materia. Anche un coltello può essere uno strumento utile per tagliare la carne o per fare un insieme di attività che riguardano la nostra quotidianità. Ma se non viene usato correttamente, quindi non dal manico ma dalla lama, ci tagliamo. Peggio ancora può essere utilizzato per uccidere qualcuno. Quindi, è chiaro che gli strumenti devono essere seguiti da una corretta opera di alfabetizzazione informatica per i cittadini, prevista dalla stessa normativa, che dovrebbe fare non soltanto il garante ma anche le televisioni pubbliche. Spesso, però, le trasmissioni che si occupano di digitale in Italia sono confinate a mezzanotte, come avviene con gli speciali televisivi condotti da Barbara Carfagna. E spesso quegli speciali sono troppo tecnici. Li guardiamo noi tecnici, li capiamo ma sono strutturati in maniera tale da non essere facilmente percepiti da tutti. Invece l’alfabetizzazione deve essere semplice, strutturata in modo da essere comprensibile e in modo che tutti capiscano da quale parte si trova il manico del digitale e da quale altra parte c’è, invece, la lama”.  – Avvocato Lisi, quali sono i maggiori rischi in cui un adolescente può imbattersi durante la sua vita online? E i rischi che corre un adulto online sono gli stessi che corre un adolescente?”I rischi sono sostanzialmente gli stessi, soltanto che per un adolescente sono amplificati. È chiaro che un adolescente è nato con il digitale e non percepisce neanche la cesura che noi abbiamo avvertito tra mondo analogico e mondo digitale. Noi adulti siamo vissuti nel mondo analogico, ci siamo resi conto di tutti i passaggi, anche di quelli dal modem analogico al modem digitale. Non abbiamo più neanche bisogno di continua a leggere sul sito di riferimento