29Gennaio , 2023

La Politica sempre più assente, il Tecnico si prepara a dominare

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ROMA – Il distacco tra cittadini e Istituzioni è largo, sempre più largo. I partiti politici sono allo sbando. Si pensi all’ultima ‘figuraccia’ rimediata nella scorsa elezione del nuovo Capo dello Stato, con Mattarella alla fine costretto a riportare gli scatoloni al Colle. La lotta politica, il dibattito come si diceva un tempo, sembra più incentrato a delimitare la forza dell’area politica di appartenenza che all’interesse generale. E Mario Draghi, il super tecnico della Provvidenza, chiamato a risolvere i problemi dell’Italia, è la dimostrazione lampante della crisi in atto.

Vien da pensare ai mille articoli di Emanuele Severino, con parole forti sulla tendenza della tecnica al dominio. Quando da mezzo diventa scopo, diceva, la tecnica si fa potere e punta al dominio. Chi osa più mettere in discussione le tabelle e i numeri che gli scienziati economici sfornano ogni giorno su questo o quel problema? Il più delle volte per dire “non si può” ai politici che provano a chiedere qualcosa. Uno dice “pazienza, se lo dicono loro…” Alla fine però, quando le cose accadono per davvero, quando ci sono dati reali, guarda un po’, quegli scienziati quasi mai ne hanno azzeccata una. Ma si continua con lo stesso gioco e con le nuove tabelle della sacra legge economica. In attesa dell’ennesima smentita.

Ma i politici che fanno? Che fanno per riconquistare quella metà degli italiani che non vota più, che non crede più all’utilità dei partiti? La nostra democrazia ha perso la metà del popolo, con il serio rischio che di elezione in elezione alla fine a votare ci andrà la sola elite, realizzando la ‘Democrazia dei signori’, come titola il saggio di Luciano Canfora. Che deciderà per tutti gli altri, ma fino a quando? Fino a quando potrà continuare a reggere il nostro sistema democratico se alla fine la gran parte del popolo, la più emarginata e debole, non sarà rappresentata da nessuno col rischio di affidarsi al primo Capopolo che saprà entrarci in sintonia.

I nostri partiti intanto guardano a come fregarsi i voti l’un con l’altro. Al momento il gran bottino in palio è rappresentato dal Movimento 5 Stelle annegato nelle cause e nelle carte bollate. Beppe Grillo, Garante supremo, dopo la sentenza del Tribunale di Napoli che ha messo fuori gioco il presidente Giuseppe Conte, stasera sarà a Roma per cercare una via d’uscita. Le ‘voci’ che si rincorrono non fanno sperare in una rapida soluzione, con Conte che ritorna alla guida. Anzi, più di uno teme che alla fine l’ex premier venga fatto fuori, e ricordano il recente passato con l’attacco furibondo di Grillo: “Conte, mi dispiace, non potrà risolvere i problemi perché non ha né visione politica, né capacità manageriali. Non ha esperienza di organizzazioni, né capacità di innovazione. Non possiamo lasciare che un movimento nato per diffondere la democrazia diretta e partecipata si trasformi in un partito unipersonale”.

I Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni non vedono l’ora di polverizzare gli alleati del centrodestra che finora hanno tradito in ogni occasione. Salvini, leader della Lega in quarantena, oggi tutto felice ha annunciato al mondo che non farà vaccinare sua figlia “come hanno deciso i due terzi dei genitori italiani che vanno rispettati”. Facendo di nuovo l’occhiolino al popolo dei non vaccinati alla faccia del ministro della Salute e del suo Comitato di scienziati. 

E il Pd di Enrico Letta? Qualcuno lo ha visto? Se ne sta acquattato, zitto zitto, tanto tutti gli altri stanno litigando tra di loro: Toti con i leghisti, Brugnaro contro Toti e Calenda contro i trasformisti alla Renzi, con quest’ultimo che oggi va a processo con i big di Italia Viva denunciando i pm che lo hanno rinviato a giudizio. E chi pensava che con Draghi al Governo si poteva dormire tranquilli alla fine, visto il magro contorno politico, si dovrà ricredere perché i mercati, con lo spread salito a quasi 200, seguono il dio profitto e se ne fregano del supertecnico che mette una pezza per tappare il buco quotidiano.

Insomma, servirebbe la Politica, quella che si confronta e decide quali riforme fare subito e in che tempi, invece siamo alla fiera delle banalità, al confronto-scontro alla fine inutile. Perché come ricorda il nostro amico Stanislaw Jerzy Lec, “al momento del confronto il cadavere non ha saputo riconoscere il proprio assassino”.

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