8Febbraio , 2023

Minori, il procuratore di Milano Cascone: “Stessi reati del pre-pandemia, ma serve accorciare i processi”

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Di Marialaura Iazzetti

MILANO – Nei procedimenti che riguardano i minori “bisogna intervenire subito, non dopo uno o due anni”. A sottolinearlo parlando con la ‘Dire’ è il procuratore del Tribunale dei minorenni di Milano Ciro Cascone. “La mia filosofia è di intervento immediato”, aggiunge. Anni fa Cascone a Monza ha realizzato un protocollo per “bruciare i tempi” e velocizzare le procedure, coinvolgendo anche i servizi sociali. Il protocollo ha avuto successo e Cascone ha deciso adesso di replicarlo anche sul territorio pavese.

“Lo stiamo facendo senza risorse. La giustizia costa: questo è il problema. Se non investiamo su queste cose, non raccoglieremo niente”, puntualizza il procuratore. Per Cascone se non si riesce a intervenire sui tempi, i rischi sono due: chi è coinvolto nei reati “si convince che non succede niente o sviluppa un senso di impunità”. Bisogna fare qualcosa quindi, con la consapevolezza però che “un accorciamento dei tempi necessita dell’intervento di tante istituzioni”, ricorda il magistrato.

“PIÙ CANCELLIERI E PERSONALE AI SERVIZI”

Per smaltire le pratiche e per mandare avanti i procedimenti “serve più personale e servono più spazi”, altrimenti le riforme sono “inutili”. Il procuratore del Tribunale dei minorenni di Milano Ciro Cascone ne è sicuro e l’ha ribadito anche alla ministra della Giustizia Marta Cartabia. “Non possiamo lavorare se non ci vengono date più risorse”, spiega Cascone alla ‘Dire’. In primis, bisognerebbe aumentare “il numero dei cancellieri”, per far in modo che le pratiche non rimangano ferme.

Il problema non riguarda solo il Tribunale dei minorenni ma anche gli altri servizi che gravitano attorno alla struttura: “Anche i servizi sociali denunciano che non ce la fanno”, aggiunge. Ed è proprio per questo motivo che secondo Cascone “è inutile fare le leggi” se non vengono previsti investimenti. “Se guardiamo le leggi che vengono fatte, alla fine c’è sempre una clausola di invarianza finanziaria. Ma allora di cosa parliamo?”, si chiede Cascone.

“IL DIRITTO PENALE NON PUÒ RISOLVERE PROBLEMA CARCERI PIENE”

Il procuratore sottolinea: “Il carcere minorile è sovraffollato, li mandiamo in giro per l’Italia perché non c’è posto”. C’è preoccupazione ma allo stesso tempo anche un velo di rassegnazione nelle parole di Cascone: “Non è il diritto penale che risolve questi problemi, li abbiamo da vent’anni”, sottolinea durante un’intervista alla ‘Dire’. Più che di un’emergenza si tratta quindi di un fenomeno endemico. Per questo motivo, secondo Cascone, affinché si riduca la microcriminalità tra minorenni bisognerebbe “puntare sulla prevenzione”. Compito che non spetta alla magistratura, ma alle istituzioni politiche, sociali ed educative. Il Tribunale interviene quanto il reato è già stato commesso. Per il procuratore è importante evitare che questi atteggiamenti vengano “emulati”. Cascone puntualizza che, se il carcere si trova in queste condizioni, dipende anche dalla celerità delle forze dell’ordine: “Emettiamo le ordinanze quasi in tempo reale”.

“I REATI NON CRESCONO, MA LA RABBIA DEI GIOVANI SÌ”

Non sono i numeri a essere in aumento, ma la rabbia dei giovani, perché “di emergenza educativa ne parliamo da venti anni”, aggiunge Cascone, commentando gli ultimi episodi di violenza avvenuti sul territorio metropolitano. “Anche nel 2018-2019 abbiamo fatto un sacco di arresti e misure per adolescenti, i numeri sono simili, sovrapponibili”, puntualizza. Non si tratterebbe quindi di una escalation. Ma di “un peggioramento qualitativo”, perché dopo la pandemia “è cresciuta la rabbia” degli adolescenti. Una rabbia “non gestita” che poi porta al litigio e alla violenza.

Secondo Cascone questi giovani cercano “visibilità”, in modo da poter costruire un’identità che non sentono di possedere: sono “annoiati” e allo stesso tempo “arrabbiati”. Per il magistrato questa violenza è “trasversale”, dire che è legata soltanto a contesti di emarginazione sociale o a fenomeni migratori è riduttivo. “Il problema è che gli eventi sono tanti, e le cause non sono semplificabili in uno schema geometrico”, precisa il capo del Tribunale dei minorenni del capoluogo lombardo. Sicuramente nei fenomeni di microcriminalità minorile per Cascone c’è una componente di abbandono e “un vuoto educativo” molto forte. “I ragazzi sono soli, diventano invisibili agli occhi della famiglia”, conclude il magistrato.

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