29Gennaio , 2023

Nessun ladro alla Camera, ritrovato il cappotto della senatrice Leone

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ROMA – Tutto è bene quel che finisce bene. O quasi. “Mi hanno rubato il cappotto in Transatlantico”, scriveva ieri su Facebook Cinzia Leone, senatrice del Movimento cinquestelle. Il furto, avvenuto la settimana scorsa durante le votazioni per il presidente della Repubblica, lasciava la senatrice “#INDIGNATA” (questo il titolo del post), per un delitto “davvero impensabile in un ambiente frequentato da Senatori, Deputati, Commessi, Giornalisti” (le maiuscole sono tutte sue).

LEGGI ANCHE: Lo sdegno della senatrice Leone: “Mi hanno rubato il cappotto alla Camera”

“È impensabile che in mezzo alla classe dirigente del Paese che vota il presidente della Repubblica qualcuno potesse rubarmi un cappotto- si sfogava lei in serata con Radio Capital- perché di fatto mi è stato rubato. Che inciviltà. E’ singolare, è grave”. La senatrice invocava addirittura il Var: “Ci sono le telecamere”, proponeva convinta per risolvere il giallo.

Stamattina, la bella notizia. “Ore 8:38 chiamata da Montecitorio: ‘Senatrice abbiamo trovato il suo cappotto’”, annuncia Leone sempre su Facebook. Un ladro pentito? Un parlamentare ha dipanato il mistero? No. Il cappotto (da 600 euro) era scivolato dietro un divanetto ed è stato ritrovato dagli operai intenti a sistemare il Transatlantico dopo il pienone di ieri per il giuramento di Sergio Mattarella. Mentre mettevano via drappi, bandiere, televisori, ecco che salta fuori lui: il lungo cappotto nero, nascosto dietro un divano. Una svista, altro che furto, altro che telecamere di sorveglianza.

 A onor del vero, come in un buon giallo, l’autrice aveva seminato qualche indizio che, a un occhio allenato, avrebbero potuto suggerire l’epilogo. “Premesso che in aula non è consentito entrare con il cappotto (della foto)- scriveva Cinzia Leone nel post iniziale, quello in cui denunciava li furto- lo lasciai, giusto il tempo della votazione, su di uno dei divani nel transatlantico. Ebbene il cappotto non l’ho trovato laddove lo lasciai, dopo il voto, al che iniziai a controllare nei vari divano, ma niente”.

In radio calcava sul particolare: “L’ho lasciato su un divano, prima di entrare in aula”. I commenti al post indignato, però, non sono tutti solidali. Anzi. “Alcuni colleghi mi hanno addirittura detto ‘Ti fregano il cappotto e tu ci fai un post?’”, ammetteva lei a Radio Capital. Gli odiatori da social la prendono di mira. Lei incassa ma all’alba sbotta, sempre su Facebook: “Mi hanno soffiato il cappotto venerdì scorso quando avevo un importante appuntamento con mio marito dopo la votazione per prenderci un caffè, in una Roma gelida alle sette di sera ed io ancora convalescente per effetto del long COVID (una leggera bronchite, per carità). Cosa ne sa la gente del valore che tu metti dentro un cappotto, le emozioni che ricopre, i sacrifici che comporta. C’è il fatto che sono rimasta delusa, anche questa volta, non tanto dai commenti degli odiatori seriali, magari prezzolati, ma dalle donne che non mi hanno capito in questo mio sgomento”.

Lì per lì, il freddo la senatrice l’ha affrontato correndo ad acquistare un nuovo cappotto, nonostante la delusione per il furto, “ma non perché io sono materialista, è che ero legata a quel cappotto”. Nero, lungo, con l’interno in velluto, “un bel cappotto elegante”. In tasca solo “un pacchetto di sigarette”. Oggi la bella scoperta. Non si aggira un ladro di cappotti per Montecitorio. Leone, per ora, tace. Difficile mettere la parola fine a questa storia. Forse servirebbe Gogol. 

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