6Febbraio , 2023

Salvini e Conte si rilanciano come Tribuni della plebe

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ROMA – Nell’antica Roma avevano un potere formidabile, lo Ius intercessionis, il sacro diritto di veto sospensivo riconosciuto agli eletti della plebe (oggi il popolo) contro provvedimenti che danneggiassero i loro diritti. Fallita l’operazione di portare una donna al Quirinale, con tempismo sincrono sia Matteo Salvini, leader della Lega, che Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle, passano all’attacco del governo Draghi.

Nel centrodestra, dalle parti di Fratelli d’Italia, qualcuno ha già messo in conto la probabilità che Salvini possa tra pochi mesi chiamarsi fuori dall’esecutivo per tornare a fare liberamente quello che meglio sa fare: campagna elettorale, giorno dopo giorno. “Lo farebbe per cercare di contrastare la crescente popolarità del nostro partito e di Giorgia Meloni – sottolinea un Fratel d’Italia qualificato – ma per lui non sarà semplice, perché ci sono i suoi ‘governisti’ che invece pensano che occorra stare dentro per gestire al meglio tutte le risorse stanziate, e da stanziare, per il rilancio dell’economia”.

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Ma Salvini, il capo indiscusso che ieri all’unanimità ha ricevuto il “bravo, vai avanti” da tutto il Consiglio federale leghista, è già sotto i palazzi a reclamare: “La Lega non ha intenzione di impegnare per mesi in Parlamento su questioni non prioritarie”, riferiscono fonti del partito. I temi urgenti su cui la Lega vuole moltiplicare gli sforzi sono economia, lavoro, energia, e per questo, ricordano dal partito, il segretario Matteo Salvini oggi ha visto il ministro Daniele Franco per discutere di caro bollette, e ha detto che presto ne parlerà di nuovo con il presidente del Consiglio Mario Draghi. Insomma, Salvini incalzerà fino alla fine Draghi per strappare questo o quel risultato da sventolare ai suoi elettori, altrimenti lo incolperà di non far nulla e se ne andrà.

Anche oggi, con tempismo perfetto, Giuseppe Conte è sceso in campo per dettare la linea: “Se il premier Draghi fosse stato indicato per il Colle, invece di un Consiglio dei ministri oggi ci sarebbero ancora riunioni e vertici per discutere le caselle di un eventuale nuovo esecutivo. Il tutto in una situazione di emergenza economica e sanitaria che impone alla politica di non fermare i motori nemmeno un giorno” ha detto il presidente pentastellato, sottolineando che il M5S “è stato chiaro: serve un patto per garantire risposte ai bisogni dei cittadini, non ad altri interessi. Come ripetiamo da tempo, è il momento di accelerare per sostenere la ripartenza e offrire soluzioni rapide ed efficaci alle urgenze del Paese. È importante essere molto chiari con gli italiani sul percorso, le azioni e gli strumenti che vogliamo mettere in campo per attraversare questa particolare fase della pandemia”.

Per alcuni ‘grillini’, Conte sta cercando di spostare l’attenzione dallo scontro furibondo in atto con Luigi Di Maio: “Conte è tranquillo, oggi anche Beppe Grillo lo ha incoronato leader del Movimento – spiega un ‘contiano’ di area governativa – Di Maio è terrorizzato, cerca in ogni modo di contrattaccare ma combina guai peggiori, guardate il casino che ha creato con la foto con Elisabetta Belloni, di fatto l’ha bruciata. Di Maio – insiste la fonte ‘grillina’ – ha già pronto il piano B, se sarà costretto se ne andrà a tentar fortuna con gli altri galli del Grande Centro, ma ora farà di tutto per evitare la sua bocciatura da parte dell’assemblea degli iscritti che si sta organizzando, che dovrà concludersi con un voto sulla piattaforma”.

Nel Pd, dove crescono i distinguo nei confronti dell’alleato Conte, oggi Goffredo Bettini ha preso le sue difese sulle pagine di Repubblica: “Non ho avvertito nessuna trama tra Conte e Salvini. Il leader M5S ha svolto la sua legittima iniziativa politica. Si è rivelato un alleato inaffidabile? Rispondo con le parole del mio segretario Letta: ‘Mi fido di Conte’. Non mi ha deluso. Ha mantenuto la strategia unitaria con il Pd e ha portato il suo partito su posizioni europeiste, di governo, di fiducia nella scienza, senza tradire i suoi principi”, ha messo nero su bianco Bettini.

C’è un confronto dentro il Movimento, osserva Bettini, “e va seguito con rispetto; nella consapevolezza che saranno i loro iscritti, gruppi dirigenti, eletti a dover dirimere i nodi con i metodi e le regole che decideranno. Il tifo esterno aumenterebbe la confusione. L’importante, per me, è che il partito di Conte rimanga ben piantato nel campo democratico”, sottolinea il gran consigliere Dem.

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