25Settembre , 2023

Stanata l’odiatrice bolognese che perseguitava Draghi e Bonaccini

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BOLOGNA – Aveva iniziato contestando le scelte del Governo e le raccomandazioni dei medici per contrastare il Covid. Col passare del tempo il suo dissenso è diventato odio e si è trasformato in pesanti insulti e minacce. I ‘bersagli’ preferiti erano il presidente del Consiglio Mario Draghi e il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini. Al premier scriveva mail in cui lo definiva “mascalzone in cravatta peggio di un mafioso”, augurandogli di “bruciare all’inferno”. Contro Bonaccini si scagliava definendolo “delinquente”, dicendo “vorrei vederti in galera”, augurando anche la morte dei suoi famigliari. Ma gli agenti della Polizia Postale di Bologna sono risaliti a lei, attraverso complesse indagini informatiche: una quarantenne bolognese che, tramite la propria casella di posta elettronica, ha più volte minacciato Draghi e Bonaccini con numerosi messaggi ai loro indirizzi e-mail istituzionali. Dalle perquisizioni effettuate assieme alla Digos, dal telefono della donna sono uscite anche altre numerose mail che, oltre a confermare l’offensiva sui due politici, facevano vedere come se la prendesse anche con Giorgia Meloni e Matteo Salvini, rispettivamente leader di Fratelli d’Italia e Lega, con Papa Francesco, e medici saliti alla ribalta delle cronache durante il Covid grazie alle trasmissioni televisive (come Matteo Bassetti e Umberto Gnudi). Una ‘hater’ in piena regola, la definiscono gli agenti della Polizia Postale: incensurata, è stata denunciata per diffamazione aggravata e minacce.

LE PAROLE DEGLI HATER HANNO CONSEGUENZE PENALI

La Polizia, nel dar conto dell’esito dell’indagine sulla hater bolognese, evidenzia come la pandemia sia stata “solo l’ennesima occasione per dare voce ai cosiddetti haters, gli odiatori della rete; paure, ansie, distanziamento, hanno fatto sì che i social media diventassero un veicolo di incitazione alla violenza”. Gli odiatori del web, racconta la Polizia, “sono spesso nascosti tra persone comuni ed insospettabili, vivono la quotidianità della vita reale: sono il vicino di casa, la mamma che porta i bambini al parco, l’uomo in giacca e cravatta. Sono persone non classificabili in un target di riferimento: l’odio sembra poter colpire chiunque. Gli haters proliferano nei social, soprattutto nelle piattaforme più anonime e attraverso l’uso di connessioni criptate”. L’esito di questa indagine dimostra ora come comportamenti “‘inappropriati’, ancorché mediati dalla comunicazione attraverso i social media, determinino conseguenze penali anche gravi. La rete è diventata la proiezione della vita reale, così come nel quotidiano, anche nel web gli autori di comportamenti illeciti rispondono sempre delle proprie azioni”, ammonisce la Polizia. 

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